La nostra Vision

La nostra Vision

Ciascuno di noi è la propria vocazione, la propria chiamata, il proprio compito.

Sul tempio di Apollo a Delfi c’era scritto: “Conosci te stesso”. Da lì prese le mosse il pensiero occidentale.

Sempre rimanendo nel mondo della Grecia antica e del pensiero classico, Eraclito scrisse “il carattere dell’uomo è il suo destino”: tutti sappiamo che siamo chiamati a percorrere un certo cammino.

Lo sappiamo e lo sentiamo.

Ognuno di noi è irripetibile, a ciascuno di noi è affidato il proprio sé come inizio, compito e compimento. Solo il suo ascolto genera la gioia di vivere:armatura forte di fronte al fallimento, spada che consente di non rifugiarsi, impauriti dalla vita, in autismi virtuali ed emotivi.

È proprio la scoperta o riscoperta della nostra unicità espressa nella libertà del fare a dare il senso quotidiano al vivere anzi proprio a quel copione ripetitivo potrà ridonare brillantezza e unicità.

La fame di futuro, la voglia di realizzare il proprio sé, la ricerca della propria identità professionale ridona forza al mio presente.

Ed ha un sogno solo chi si ferma a considerare e a riconoscere che ha i mezzi per attuarlo: questo è il passo del successo.

Non è infatti il mero successo economico, il possesso di beni il criterio per essere se stessi, ma essere se stessi è il vero successo.

Molte persone rimangono paralizzate all’idea che non riusciranno a realizzare i loro sogni e questo è il veleno di una società che lavora per produrre, comprare e consumare. Ciò che rende felici è realizzare la propria vocazione, indipendentemente dal riconoscimento della folla, degli altri.

Si può avere successo come insegnante, come medico, come fioraio, basta essere pienamente ciò cui si è chiamati a fare!

…Eureka, il lavoro a modo tuo..

..Barbara Pescetto

Lentamente muore

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.”

(P. Neruda)

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